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sabato 30 gennaio 2010

La tessitrice di sogni



Daniela era una bambina dolcissima e un po’ timida. Aveva capelli lunghissimi, così lisci da sembrare di seta, del colore delle castagne, come i suoi occhi. Le sue gote si coloravano di rosso fuoco quando qualcuno le rivolgeva la parola.
Come tutti i bambini avrebbe voluto giocare all’aria aperta con i suoi coetanei, ma non glielo permettevano. Suo padre, infatti, non voleva che lei giocasse nel cortile della sua casa con gli altri bambini, ma lei non seppe mai il perché. La mamma glielo permetteva raramente poiché aveva paura che il marito lo scoprisse.
Così Daniela si trovava nei suoi pomeriggi, dopo la scuola, a guardare dal proprio terrazzo gli altri fanciulli mentre pattinavano, andavano in bicicletta o giocavano a nascondino. Le giungevano alle orecchie le loro allegre risate mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime.
Incollata alla finestra disegnava sui vetri, col suo respiro, una nuvola bianca finché, stanca e con gli occhi tristi e arrossati, si staccava di lì e si perdeva nei suoi voli di fantasia.
Cominciava a fantasticare di appartenere ad una famiglia dove nessuno litigava mai.
Daniela trascorreva la maggior parte del suo tempo da sola, chiusa nella sua camera. Aveva due sorelle ma erano molto più grandi d’età, per cui non giocavano con lei. Non le restava, dunque, che crearsi il suo mondo di fantasia in cui rifugiarsi. Era un mondo inventato, ma l’aiutava a colorare la grigia realtà in cui viveva. Spesso, infatti, suo padre urlava con la sua mamma e se la prendeva anche con le sue sorelle così finivano per litigare tutti in modo violento. Daniela scappava via terrorizzata e si rifugiava, tremante, tra le braccia della nonna materna. Ma, quando quest’ultima fu mandata via da suo padre, la bambina si nascondeva nella sua camera e trascorreva le ore distesa su un tappeto vicino al letto. Lì si tappava le orecchie per non sentire le urla del padre, chiudeva gli occhi e iniziava con determinazione a tessere i suoi sogni. Colorava il suo mondo con i colori dell’arcobaleno, trasformandolo in un luogo dove regnavano solo pace, amore e amicizia.
Lei era la principessa incontrastata di quel mondo fiabesco dove tutti andavano perfettamente d’accordo. Sognava che un giorno un bellissimo principe sarebbe giunto da lei in groppa ad un cavallo bianco e l’avrebbe portata via per sposarla e darle la famiglia idilliaca che tanto desiderava.
Una famiglia tutta sua in cui i figli avrebbero ricevuto tanto amore da entrambi i genitori e la protezione, incondizionata, del padre che mai avrebbe usato violenza contro nessuno di loro.
A mano a mano che cresceva Daniela tesseva sempre più sogni. Da adolescente, consapevole della sua grande fantasia e del piacere che provava scrivendo, sognava di diventare una famosa scrittrice di romanzi. Sarebbe diventata ricca con il suo lavoro e avrebbe comprato una bellissima villa con vista sul mare dove avrebbe continuato a scrivere i suoi libri. Le parole,nei momenti di solitudine, erano da sempre le sue fedeli amiche, insieme ai sogni.
Eppure il suo sogno più grande restava sempre quello di incontrare un uomo bellissimo e dolcissimo che l’avrebbe portata via dalla schiavitù in cui viveva per renderla libera e costruire con lei una famiglia.
Diventata donna Daniela sposò un uomo che non fu capace col suo amore di risanarle le ferite dell’anima. In primo momento la donna pensò che non aveva sposato l’uomo giusto, non era il principe dei suoi sogni. Tuttavia col tempo comprese una grande verità: non esisteva nessun uomo che avrebbe potuto donarle la libertà.
La libertà era qualcosa che doveva cercare dentro di lei e questo doveva farlo da sola. Solo Daniela avrebbe potuto liberare la sua anima e quando fosse stata libera avrebbe incontrato il vero amore.
Da allora la donna cominciò a tessere un altro sogno che divenne prioritario su tutti gli altri, forse più arduo, ma l’unico capace di diventare la sua ragione di vita.
Daniela cominciò a tessere un sogno di libertà che le dava una forza immensa per affrontare le avversità della vita e cominciò a volare, con caparbietà, in direzione della realizzazione di quel sogno.
La tessitrice di sogni non ha mai più smesso di volare nell’azzurro cielo, sempre più in alto, fino a varcare la soglia dell’infinto.


19/07/2009


Cinzia Gargiulo



Creative Commons License
La tessitrice di sogniby Cinzia Gargiulo is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.







venerdì 5 dicembre 2008

Un terribile mostro



Un mostro, per molti aspetti, ancora troppo sconosciuto, ti attacca dal di dentro, quando meno te lo aspetti.
Comincia ad agire in silenzio e tu non te ne accorgi, non sai nemmeno che è in te. Risucchia le tue energie, il tuo sangue, le tue cellule, la tua linfa vitale.
Tu vivi la tua vita, ignaro di tutto.
Un giorno, inaspettato, avverti un malessere banale. Non gli dai importanza e vai avanti nella tua quotidianità, ma il mostro subdolamente è lì che agisce.
Quel malessere, non ben definito, diventa dolore, ti dà fastidio, inizia a rendere difficile il tuo vivere. Cominci a voler capire di cosa si tratta e, senza rendertene conto, la tua vita cambia, diventa una corsa contro il tempo.
Scopri che hai una battaglia da combattere. Tu che non sopportavi le lotte di nessun tipo, affili le armi e inizi a combattere, senza tregua.
Nessuno è in grado di stabilire fino a che punto il mostro è aggressivo, ma tu comprendi che o ti arrendi subito o provi a combattere. Non ci sono altre possibilità e nessuno può combattere al tuo posto.
Allora scopri in te una forza che non conoscevi e con grande coraggio e determinazione cominci a sferrare i tuoi attacchi a quell’orribile mostro. Hai paura ma nascondi, agli occhi di tutti, il tuo terrore nei tuoi silenzi.
Lui, sentendosi aggredito, inizia a ritirarsi fino a smettere di combattere e ti concede una tregua. Si addormenta e tu, stremato per l’ardua battaglia, provi a fidarti e ti metti a riposo. Ma il mostro è sempre lì, è subdolo e proprio quando cominci a credere di averlo
sconfitto lui ti sferra un altro attacco, a sorpresa.
Tu opponi ancora resistenza, non ti vuoi arrendere, ma l’attacco questa volta è mortale e anche se non lo vorresti, finisci col cedere.
Stremato esali l’ultimo respiro mentre il mostro, soddisfatto, canta vittoria.
Ancora una volta ha vinto lui, con le sue sporche strategie.


N.B. Il “mostro” di cui parlo è il cancro. L’ho visto in azione, da vicino, tre volte e per tre volte mi sono sentita impotente. Ho dovuto prendere atto del limite umano.
Con questo racconto non voglio scoraggiare chi si trovasse in situazioni analoghe, perché conosco tante persone che sono riuscite a sconfiggere il “mostro”.
Purtroppo non è stato così per tre membri della mia famiglia ma io voglio ancora credere in questa possibilità. Ho capito che c’è ancora tanto da fare e per questo intendo sostenere, per quello che posso, la ricerca contro il cancro.


1/12/2008

Cinzia Gargiulo

Creative Commons License
Un terribile mostro by Cinzia Gargiulo is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.



mercoledì 20 agosto 2008

Come un naufrago




Mi sento come un naufrago in mezzo al mare in tempesta.
Sono lontana dalla riva, non vedo alcun porto di approdo verso il quale dirigermi.
Sono inesperta di navigazione, perciò non so verso dove muovermi, mi manca completamente il senso dell'orientamento.
Tuttavia non posso stare ferma!
Devo spostarmi dal centro dell'oceano, altrimenti muoio, ma io non voglio morire!
Per muovermi, però, devo avere una meta da raggiungere.
Qual è questa meta?...Sono io stessa e il mare è il mare della mia vita.
E' un mare agitato, pieno di angoscia e di sofferenza.
Devo trovare la forza di navigare in questo mare, devo tracciare io la rotta prima che le correnti sottomarine possano trascinarmi sempre più lontana dalla meta.
E la meta sono io!!
Voglio riuscire a raggiungermi, a trovare me stessa, a portarmi alla luce, uscendo allo scoperto senza più nascondermi, solo così potrò essere finalmente libera.
Ed io voglio essere libera!!
Quando avrò raggiunto la mia libertà andrò a donarla ad un uomo che è lì ad aspettarmi, che mi accoglirà con un dolce sorriso ed uno sguardo tenero, colmo di felicità per la mia libertà.
Questo è l' AMORE!!!....
Trovando la mia libertà troverò anche l'amore!

Riflessioni del luglio 1999
Cinzia Gargiulo